I luoghi da visitare

 
Polia

Tra i tanti capolavori che la civiltà ellenica ha lasciato nella sua Magna Grecia, lungo tre crinali del massiccio delle Serre si adagia Polia, piccola perla dal colore argenteo, punto d’incontro di civiltà e culture. Tra lo Ionio e il Tirreno, il classico borgo offre al visitatore lo spettacolare ritratto di un mondo rimasto, come per incanto, fissato in un frammento d’ambra, dove permane, vivo, il ricordo del passato; dove si possono ritrovare i segni di un presente attento ai giovani, vera forza e sostegno per il futuro.

Il paese conta oggi 1110 abitanti e si può facilmente raggiungere in auto percorrendo i 13 chilometri che lo separano dallo svincolo autostradale A3 dell’Angitola – Pizzo Calabro.

L’etimologia del nome è legata al termine greco polis. Il paese, che tra il 750 e il 525 a.C. fu colonizzato dai greci, a seguito del terribile terremoto del 1783, risulta costituito da quattro frazioni: Cellia, Poliolo, Trecroci e Menniti che, assieme alle contrade Lia, Faldella e Piano Bosco, rappresentano l’agglomerato urbano.

Le grotte trogloditiche

Nel secolo scorso in seno al territorio comunale sono stati rinvenuti vari esempi di grotte trogloditiche. Si tratta di caverne con le caratteristiche entrate a bocca di forno scavate nelle pareti tufacee della collina, sotto Trecroci. Lo stazionamento dei cavernicoli a Polia ci viene confermato dai manufatti di selce, affiorati qua e là in gran numero a seguito dei frequenti sconvolgimenti sismici che hanno sconquassato il territorio. Ritrovamenti fittili e metallici, conservati al Museo Provinciale di Catanzaro ed al Museo Nazionale di Napoli documentano il periodo della civiltà del ferro. Nel 1920, in una tomba venuta alla luce casualmente, furono ritrovate due lame ed una fibula di bronzo, una cuspide di ferro, una scodella di terracotta a due anse ed una ceramica zoomorfa. Se venisse razionalmente esplorato il sottosuolo di queste spelonche, che in un primo tempo servirono da abitazioni e poi da sepolcri, si troverebbero certamente manufatti litici ed altri reperti utilizzati da quelle lontanissime genti.

I mulini

AnAntico Mulinoticamente a Polia i mulini ad acqua rappresentavano una vera e propria industria. Erano ben quattordici ed appartenevano, quasi tutti, alle famiglie facoltose del posto; lavoravano in continuazione perché la popolazione era in gran parte contadina. Trasformavano il grano, il granturco, l’orzo, le fave, i ceci, i lupini per nutrire anche gli animali. Sorgevano nei pressi dei fiumi. Quel tipo di mulino si adottava bene al posto, caratterizzato da forti dislivelli naturali e da abbondanti acque veloci. Un mulino poteva macinare circa 200 kg di grano l’ora.

I palazzi

Il paese è ricco di palazzi di particolare bellezza che rievocano tempi passati.

Di fronte alla chiesa della Madonna il Loreto si erige il palazzo Amoroso edificato dopo il terremoto del 1783.

Il palazzo è adornato nella facciata principale con capitelli e mascheroni apotropaici ed è la più grande e più antica costruzione di Polia. Annessa al palazzo c’è un’antica filanda.

Luoghi di culto

Borgo dai tratti fortemente cristiani, Polia suscita forte interesse dal punto di vista religioso. Dispone di sette chiese, una per ogni frazione e tre dislocate tra la località Gigliara, Pedadace e Santa Croce.

Chiesa dell'Immacolata

La chiesa dell’Immacolatadi Poliolo, che è la più antica e risale al 1605.Fu danneggiata dai terremoti del 1783 e del 1908.Al suo interno si conserva una statua lignea del XVII secolo, un messale di grande prestigio e si ammirano numerosi altari adornati da artistici capitelli e belle cornici.
Chiesa Maria Santissima di Loreto La chiesa della Madonna di Loreto distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita sulla stessa piazza agli inizi del 1800 è situata nella frazione Trecroci. Fu molto danneggiata dal terremoto del 1908.

E’ parrocchia dal 1958. Al suo interno, in una nicchia alle spalle dell’altare maggiore, si ammira una splendida statua in pietra della Madonna di Loreto.

Affresco del Zimatore La chiesa di San Nicola di Bari della frazione Menniti risale al 1953.

Ha una facciata decorata e abbellita da un bassorilievo di ceramica raffigurante il Santo Patrono.

Sull’altare è posta la statua della Madonna del Buon Consiglio.

Sul soffitto ligneo è conservato un pregevole affresco del pittore Carmelo Zimatore.

Chiesa di Sant'Enrico Imperatore La chiesa di Sant’Enrico Imperatore sorge a Cellia. Ricostruita nel 1933 conserva la statua lignea del Santo Patrono risalente al 1876

realizzata da Pietro Drosi.

Chieseta di Pedalace La chiesetta della Madonna di Loreto, in località Pedadace della frazione Lia, risale al 1958.
La chiesetta della Madonna del Monte Carmelo è stata realizzata in località Gigliara del bosco montagna in occasione dell’anno giubilare del 2000.

Il Bosco

L’area boschiva si eleva tra i 700 e 1000 metri s.l.m. e rappresenta la zona turistica per eccellenza, che con i suoi oltre 400 ettari di estenzione è formato da faggi secolari, fitte abetaie, giovani pini larici, esemplari di rovere e ontani, agrifogli e felci preistoriche che sorgono lungo i torrenti.

E’ ricco di sorgenti e di fontane, di acque fresche e ricercate (Gigliara, Fontana del Prete, Povè, Acqua Fredda).

Nel mese di giugno si possono raccogliere deliziose fragoline, mentre da ottobre a novembre è facile trovare gustosi funghi porcini, prataioli, ovuli e chiodini.

Nel suo ricco patrimonio naturalistico è annoverato anche, per gli  appassionati di botanica,  un vero e proprio gioiello, un’antichissima e rarissima specie di felce che apparve sulla Terra nel periodo Terziario (cira 250 milioni di anni fa), la Woodwardia radicans. La felce bulbifera (Woodwardia radicans) è una rara felce gigante, la cui origine risale al periodo Terziario, appartenente alla famiglia delle Blechnaceae. Tale felce ha trovato qui lungo le sponde della fiumara Milo, come in pochissime altri parti del mondo, il suo habitat ideale : elevata umidità, scarsa illuminazione diretta e temperature comprese fra 10 e 25 gradi Celsius.

Il bosco, bello e incontaminato, in inverno, è carico di neve, in primavera è verdeggiante, in autunno le foglie diventano rossicce e i suoi viali offorno uno incredibile spettacolo cromatico, variopinto di colori ambreggianti, dorati e ramati, ma in estateraggiunge l’apice dell’attrattiva, grazie alla frescura dei suoi alberi secolari, molto gradevoli e consigliate le escursioni per respirare aria pura e per bere le fresche e incontaminate acque dalle sue sorgenti.

La montagna è particolarmente attrezzata con parchi giochi per bambini, panche, tavoli, sedili in legno.

Sulla spianata antistante la faggeta, a circa 700 m di altezza, sorge l’Oasi Santa Rita  che offre dalle sue camere  una visione panoramica che abbraccia l’intera valle dell’Angitola fino al Mar Tirreno, al Castello Normanno di Vibo Valentia, all’Aspromonte e al vulcano Etna.

Mentre la fauna che lo popola è costituita principlamente da molte specie di uccelli, da volpi, da lepri, da cinghiali e dalla salamandra maculata di giallo e nero.